I libri più belli sul basket italiano

Il basket Italiano è pieno di squadre e campioni che hanno fatto innamorare e sognare intere generazioni. 
Campioni come Dino Meneghin, Carlton Myers, Gianmarco Pozzecco sono giocatori che mai verranno dimenticati. Ma anche allenatori come Dan Peterson, Ettore Messina o Sandro Gamba. Al pari della mitica Pallacanestro Varese, capace di vincere innumerevoli scudetti e coppe europee, o dell’Olimpia Milano o, più recentemente, della Virtus Bologna capace a fine anni ’90 di vincere Campionato, Coppa Italia ed Eurolega. Tanti sono i libri scritti si campioni della pallacanestro Italiana. Qui abbiamo provato a raccoglierne alcuni.

I libri più belli sul basket italiano: il derby di Bologna

Una città, due squadre, cinquanta anni di rivalità. Bologna, la Virtus e la Fortitudo. Il libro racconta la storia di una rivalità che non ha eguali nel mondo del basket italiano, talmente sentita da essere uscita dai confini del suo sport per arrivare a segnare alcuni tratti caratteriali della città. Sette anni dopo l'ultimo derby (29 marzo 2009), cinquant'anni dopo il primo (15 dicembre 1966), Bologna rivive il suo derby. Il racconto e il riepilogo di mezzo secolo di sfide all'arma bianca, da rivivere una ad una, attraverso le cronache, gli episodi, gli eroi, i fatti e le leggende: tutte le 103 partite ufficiali giocate tra la Virtus e la Fortitudo. Scudetti e coppe, campioni e bidoni, aneddoti e analisi tecniche, storie e statistiche. E poi le follie del tifo, cinquant'anni di evoluzione di due mondi, due filosofie, due stili di vita. Il libro mette assieme tutto questo, camminando in equilibrio sul filo sottilissimo che divide guelfi e ghibellini del canestro. Aiutandosi con le immagini, le più belle e significative di una saga dalle radici antiche ma più attuale che mai.

I libri più belli sul basket italiano: l'Olimpia Milano

Fra il 1984 e il 1989, l'Olimpia Milano riscrive la storia del basket in Italia e in Europa. Mike D'Antoni, Dino Meneghin, Roberto Premier, Vittorio Gallinari, Renzo Bariviera e Franco Boselli compongono l'ossatura di una formazione capace di sbaragliare ogni avversario e infilare una serie di successi senza precedenti: quattro scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Korac, due Coppe dei campioni e una Coppa intercontinentale in cinque stagioni; con un Grande slam nel 1987. Qual è il loro segreto? Una squadra incredibilmente compatta in campo, ma che dimostra un grande affiatamento anche fuori dal parquet. I "grandi vecchi", insieme già da qualche anno e guidati dalla panchina da coach Dan Peterson, sanno trasformare lo spogliatoio dell'Olimpia in una "grande casa" in cui i nuovi arrivati trovano dei mentori e degli amici. D'Antoni fa da intermediario per gli americani con compagni e stampa, riuscendo a coinvolgerli in ogni occasione; mentre Meneghin, con grande generosità, non esita a cambiar ruolo per far posto all'ultimo acquisto. Alessandro Ruta ci racconta quegli anni incredibili con entusiasmo e dovizia di particolari. Grazie a un accurato lavoro di documentazione e a una lunga serie di chiacchierate con i protagonisti, ripercorre le fatiche, le trepidazioni e le gioie di un gruppo di ragazzi che ha saputo emozionare l'Italia intera.

I libri più belli sul basket italiano: Mike Mitchell

È stato un grande campione, ma anche un tossicodipendente. Una star piena di dollari e un uomo di mezza età senza un centesimo. Ma soprattutto, Mike Mitchell è stato una persona vera, capace di misurarsi con debolezze e difetti senza mai mollare. Ad Atlanta, dove nasce, è una star all'High School e al College. Negli anni Settanta inizia la scalata nella Nba dove diventa una stella con i San Antonio Spurs. È la prima vita di Mike, non sarà la sola.La droga gli fa perdere tutto, costringendolo a lasciare gli States. In Italia assapora la terza vita. Gioca con Reggio Emilia un campionato da protagonista, è capocannoniere del torneo e a 41 anni va in campo per la semifinale scudetto. Si riscatta anche come uomo, mette a disposizione dei giovani la sua esperienza, impegnandosi al fianco dei ragazzi tossicodipendenti. La quarta vita si chiude tragicamente. Il cancro ai polmoni, le difficoltà per curarlo, l'aiuto dei vecchi amici. E poi la morte, a 55 anni.

I libri più belli sul basket italiano: Marco Belinelli

Cosa si prova a diventare il primo giocatore italiano della storia a vincere il titolo NBA? Qual è il percorso che porta a cogliere quest'occasione? Marco Belinelli ha realizzato un sogno, il suo e quello di migliaia di ragazzi che guardano al basket professionistico come un mito irraggiungibile. In "Pokerface" Marco racconta - insieme al giornalista Alessandro Mamoli - la sua incredibile ascesa nell'Olimpo del basket svelando la passione che si nasconde dietro la freddezza del campione: dai primi canestri nella Virtus e nella Fortitudo, fino alla scommessa del draft NBA nel 2007, per arrivare al suo primo Anello con i San Antonio Spurs, quando ha dimostrato all'Italia e al mondo intero di non essere un bluff. Attraverso le esperienze più significative, i retroscena più curiosi, e gli "incontri che cambiano la vita", si definisce l'immagine di un ragazzo diventato uomo, e di un uomo capace di mettersi sempre in gioco per essere un vincente.

I libri più belli sul basket italiano: Dino Meneghin

Si potrebbe cominciare da quel giorno d'inverno del 1963 in cui un giovanissimo Dino si presentò al suo primo allenamento con la Ignis Varese indossando un paio di splendide Superga rosse, giusto il colore degli acerrimi rivali del Simmenthal Milano. Oppure da quell'abbraccio al figlio Andrea, nel 1990, alla fine dello storico match in cui si affrontarono in campo da avversari: unico caso di scontro diretto fra due generazioni nella storia del basket italiano. O ancora dalle vittorie più belle: i due "grandi Slam" (scudetto, Coppa del Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale), uno con Varese nel 1970, l'altro con Milano nel 1987, l'argento olimpico con la Nazionale nel 1980, l'oro europeo nel 1983. E come dimenticare quel 5 settembre 2003, data d'ingresso di Dino nella Hall of Fame di Springfield, "l'arca della gloria del basket"? Da qualsiasi punto si scelga di iniziare a raccontarla, la carriera di Dino Meneghln resta inimitabile. Il libro ci offre l'occasione di ripercorrerla per la prima volta... dall'alto, insieme con Dino, ma anche di scoprire un basket di uomini veri e ragazzi terribili, ai tempi in cui nascondere casse di vino fresco nel bagni dei ritiri, riempire a tradimento di schiuma la vasca dell'idromassaggio e farcire le scarpe di un malcapitato compagno con la crema per i piedi erano "gesti tecnici" necessari per vincere, non meno di un terzo tempo o di un un canestro nel momento clou di una serie scudetto. Prefazione di Sandro Gamba.

I libri più belli sul basket italiano: Abdul Jeelani

«Yes, President Obama è un basketball player, è un black man, ha origini africane, lo provo a spiegare – ai giornalisti che mi chiedono, ma anche a me stesso – come sia possibile che nessuno abbia risposto al mio appello di aiuto. Sono nato negli Stati Uniti d’America, la terra delle grandi possibilità, della tolleranza e del liberismo, dello sport come ascensore sociale, e adesso anche un Presidente che tutti questi valori sembra incarnarli al meglio. Sono nato a Bells, paesino di 2000 anime in Tennessee, e cresciuto a Racine, nel Wisconsin. Qualche decina di migliaia di abitanti, e una storia di industria (dicono che i primi asciugacapelli vennero inventati qui nel 1920) e di lotta di liberazione. Il basket mi ha permesso di frequentare l’Università e poi di girare il mondo. Ma “l’America” è anche la terra che mi ha abbandonato, che mi ha lasciato solo». Chi parla è Abdul Qadir Jeelani, nato il 10 febbraio 1954, ex asso del parquet, chi trascrive Simone Santi, imprenditore, viaggiatore e fotografo, presidente della Lazio Basket e inventore e propugnatore del Progetto Colors nel quale si mescolano felicemente solidarietà, multiculturalismo, passione per lo sport e lavoro. E ora un passo indietro… Chi ha segnato il primo canestro di sempre dei Dallas Mavericks e chi ha insaccato il primo libero nella storia della franchigia di Dirk Nowitzki, campione NBA 2011? Lui, Abdul Qadir Jeelani, nato Gary Cole, 203 cm di classe purissima, sopraffina, come hanno potuto ammirare gli adoratori della palla a spicchi del Bel Paese negli anni che vanno dal 1977 al 1979 (Lazio Basket) e dal 1981 al 1985 (Libertas Livorno). Fra le due esperienze italiche, una militanza NBA targata Portland Trail Blazers e, per l’appunto, Dallas Mavericks. La carriera di Jeelani è finita poi nel Saski Baskonia, quando il ragazzo di Bells/Racine aveva solo 33 anni.

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